Sulle tracce della cultura araba in Sicilia: Agrigento

Non solo greca, anche la cultura islamica permea marcatamente la città di Agrigento

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Quando si parla di Agrigento e del suo territorio il pensiero va immediatamente a quel grandioso complesso archeologico greco universalmente conosciuto come Valle dei templi. Ma Agrigento segue il destino comune a tutto il bacino del Mediterraneo che è caratterizzato dalla combinazione di una grande diversità di espressioni culturali che dà luogo ad una fervente armonia di manifestazioni artistiche. Sotto questo aspetto, un ruolo di primo piano è assunto dalla cultura islamica che a partire dal VII secolo permea progressivamente gran parte dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e che in Sicilia lascia le tracce più significative nei territori delle attuali province di Agrigento e Trapani. Si tratta di una trama costituita da edifici, luoghi fortificati e da assetti urbani, oltre che da alcune eredità culturali che vanno dai toponimi alle tradizioni culturali fino alle persistenza di tecniche delle colture che hanno contribuito a trasformare il paesaggio. Gli arabi, sbarcati il 17 giugno 827 sulle coste occidentali della Sicilia, conquistarono Agrigento nell’828 e vi dominarono per quasi due secoli e mezzo prima che la città, nel 1087, venisse presa dai normanni che ereditarono così una cultura ricca e ancora feconda in molti campi dell’attività umana, particolarmente in quello artistico. Secondo alcuni cronisti dell’impresa , gli arabi iniziarono la costruzione di numerose moschee ma oggi l’influenza della cultura islamica è maggiormente riconoscibile nel tessuto urbano del centro storico agrigentino. L’ impostazione urbanistica araba è basata su alcuni principi fondamentali tra cui la gerarchia delle strade, dalle più ampie ai vicoli. Questa impostazione emerge appunto nell’impianto del quartiere più antico di Agrigento chiamato Terra Vecchia. Per raggiungere il quartiere è necessario arrivare in piazza Don Minzoni e da qui imboccare uno dei vicoli che vi si diramano all’interno. Questo è il sito in cui sorgeva la medina, anche se attualmente presenta un gran numero di stratificazioni tra cui la più antica individuabile è risalente all’età normanna; muovendosi all’interno del quartiere è possibile scorgere in molte parti, se non proprio il tratto originale arabo, l’impostazione urbana che risente delle influenze culturali e sociali della civiltà maghrebina. Le unità edilizie, infatti, si aggregano prevalentemente attorno a cortili ai quali si accede attraverso piccoli passaggi voltati, che proteggono la vita del cortile stesso facendo diventare lo spazio più intimo e privato. Nelle città del nord Africa questo tipo di impianto rispondeva all’esigenza di difendersi dal vento caldo del deserto, che veniva così smorzato dal labirintico snodarsi dei passaggi che formavano l’ossatura viaria. Anche la cattedrale, iniziata nel 1093, è

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Olivo saraceno

preziosa testimonianza di espressioni artistiche diverse ma i caratteri originari dell’età arabo-normanna non sono oggi leggibili, restando traccia dell’architettura di quel periodi soltanto nell’impianto generale e, si pensa, nella parte basamentale della torre continua al transetto, detta dell’orologio. Tracce della cultura araba si ritrovano anche nel territorio rurale agrigentino dove è possibile riscontrare la folta presenza dell’olivo saraceno, cioè “…quell’olivo -come scrive Leonardo Sciascia- dal tronco contorto, attorcigliato, di oscure crepe; come torturato e par quasi di sentirne il gemito”.

Raimondo Piazza

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